Terzo Polo

Gheddafi-show… ne avevamo proprio bisogno?

Il desolante spettacolo del leader libico a Roma (tra il silenzio dei politici “cattolici”)

Messo all’angolo dalle potenze occidentali a seguito dell’evidenza delle sue responsabilità nell’attentato di Lockerbie del 1988  (che con 270 vittime rappresenta l’attacco terroristico più sanguinoso condotto contro un aereo civile prima dell’11 settembre 2001), Muammar Gheddafi, dopo anni passati a finanziare i movimenti anti-occidentali più fondamentalisti e violenti, ha cambiato radicalmente le sue posizioni, cedendo il ruolo di nemico irriducibile degli Stati Uniti e dei suoi alleati e cercando di presentarsi come un leader di posizioni moderate in campo internazionale.

Posizioni talmente “moderate” che, nella sua recente visita in Italia come ospite del premier Silvio Berlusconi, ha esordito in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo affermando: “L’Europa dia alla Libia 5 miliardi l’anno se vuole evitare di essere invasa dagli immigrati africani e diventare come l’Africa” mettendo in atto una politica di ricatti nei confronti della quale i leader europei hanno risposto con un eloquente silenzio.

Questa non è stata però l’unica sparata di Gheddafi che, non contento, ha persino aggiunto che vuole (e non desidera soltanto) che il Mediterraneo sia percorso solo da flotte militari di “paesi rivieraschi”. L’unica flotta appartenente a paesi non rivieraschi nel Mediterraneo è quella degli Usa che, guarda caso, mantiene basi proprio in Italia in virtù di precisi accordi internazionali. Quindi, l’invito allo sfratto dal Mediterraneo della flotta americana è stato pronunciato in casa del paese che dovrebbe appunto cacciarla. In termini diplomatici questa non è solo provocazione, o villania, ma una forte offesa alla sovranità territoriale italiana.

La visita del leader libico non si è contraddistinta solo per i concetti espressi ma anche, e ancor di più, per l’atteggiamento irrispettoso e chiassoso tenuto. Passeranno infatti alla storia le 500 hostess pagate per assistere a una lezione di “conversione all’Islam”, con tanto di Corano in dono per ciascuna, prontamente rivenduto da molte su ebay.

Acuta, a riguardo, l’osservazione del direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio: “Viene da chiedersi a quale leader di un paese di tradizione e maggioranza cristiana sarebbe stato concesso di predicare e battezzare in un paese di tradizione e maggioranza islamica”.

A sconcertare però, non è solamente il fatto in sé (che è già ben grave), ma ancor più la tiepida se non inesistente reazione proprio di quei politici che, fino a ieri, erano pronti ad ergersi difensori delle radici cristiane dell’Europa contro “l’invasione islamica”.

Nei confronti di questa mancanza di rispetto verso la libertà religiosa e la figura della donna (cui Silvio Berlusconi ci ha già tristemente abituato), il nostro partito non è voluto rimanere in silenzio; eloquente la dichiarazione del capogruppo UDC al senato Gianpiero D’Alia: “Mi chiedo, a questo proposito, come mai i leghisti non si indignino sull’ultima perla del dittatore libico, quella sull’Islam religione d’Europa. Forse anche Bossi, dopo Berlusconi, ha chinato la testa alle cattive abitudini del leader libico e pensa di mandargli Miss Padania a sollazzarlo?”.

Paola Ciociola

Silvio Berlusconi bacia la mano del dittatore libico in un fermo-immagine televisivo

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