Terzo Polo

Deroghe: quando le promesse elettorali sono… promesse da marinaio

Se volessimo descrivere con una metafora l’attuale Consiglio della Regione Lombardia potremmo paragonarlo ad un porto di mare animato dalle promesse di numerosi marinai; promesse che tuttavia tendono a rimanere tali poiché ad esse, com’è ben noto, non fa seguito alcun fatto. Per ricostruire la vicenda “caccia in deroga” è però necessario fare un passo indietro, per potersi costruire un’idea la più possibile completa circa l’accaduto.
Quest’anno, contrariamente a quanto veniva fatto usualmente in passato, la maggioranza che attualmente guida la Regione Lombardia (Lega + PDL) non ha voluto presentare alcun progetto di legge di autorizzazione della caccia deroga in vista della stagione venatoria 2010-2011. Per porre rimedio a questa grave mancanza, Gianmarco Quadrini e Valerio Bettoni, consiglieri regionali dell’Unione di Centro, hanno ritenuto necessario avanzare una propria proposta che ricalcasse quanto fatto nelle ultime stagioni venatorie, adottando il cosiddetto sistema della caccia in deroga, ovvero il principio secondo il quale, quando sussistono determinate condizioni di consistenza numerica e rispettando determinate limitazioni e regole, è possibile derogare il divieto di caccia su alcune specie che sono normalmente protette. La possibilità di esercitare la caccia in deroga è introdotta dalla Direttiva “Uccelli” (79/409/CEE ora diventata 2009/147/CE) e praticata da numerosi paesi membri dell’Unione Europea. La legge in cui è stata recepita tale Direttiva è la n. 157 dell’11 febbraio 1992 (Art. 19 bis).
Purtroppo, in assenza di una precisa volontà politica da parte della maggioranza composta da Lega e PDL, lo scorso 21 luglio, nel corso della discussione del provvedimento in Commissione agricoltura, la maggioranza invece di affrontare l’argomento ha irresponsabilmente abbandonato l’aula senza dare spiegazioni e rifiutandosi di discutere il provvedimento in tempo utile.
La presa di posizione della maggioranza ha certamente messo in luce uno scarso rispetto verso istituzioni, forze politiche antagoniste e specialmente cittadini, e al contempo evidenzia la poca coerenza tenuta nei confronti delle promesse fatte, nella fattispecie, ai cacciatori lombardi nel corso della recente campagna elettorale, ed ora puntualmente disattese.
Chiare le parole di Quadrini a riguardo: “Un gesto inaudito e irresponsabile perché la maggioranza ha la responsabilità di affrontare e governare i problemi; di fronte alla nostra proposta di legge, chi in campagna elettorale ha speso parole e promesse verso il mondo venatorio ha preferito nascondersi senza motivare la scelta e, proprio a ridosso dell’inizio della stagione venatoria, ha lasciato alle associazioni dei cacciatori lombardi un grave vuoto normativo. Un comportamento paradossale e irrispettoso che pone Regione Lombardia in ritardo rispetto ad altre regioni italiane che hanno già trovato un quadro normativo soddisfacente e condiviso”.
Nella consapevolezza che il tema andasse dibattuto prima della pausa estiva, Quadrini e Bettoni si sono attivati per scongiurare il ritardo legislativo cercando di far applicare la procedura d’urgenza al provvedimento. Purtroppo, così come accaduto in commissione, Lega e PDL si sono rifiutati di affrontare la questione votando contro l’adozione della procedura
d’urgenza a sostegno della trattazione immediata del progetto di legge.
La proposta di legge depositata da parte di Quadrini e Bettoni ha comunque costretto la maggioranza ad affrontare il problema. Così, dopo alcune settimane e contraddicendo quanto fatto fino ad allora, la Lega ha depositato un progetto di legge pressoché identico a quello dell’UDC descrivendolo, paradossalmente, come un elemento di novità utile alla risoluzione delle controversie. Se da una parte questo improvviso cambio di rotta di leghista conferma la bontà dell’iniziativa dell’UDC e le consegna il risultato di essere riuscita a risvegliare l’attenzione su un tema che altrimenti sarebbe rimasto lettera morta, dall’altra evidenzia come tutto ciò sia meramente un esercizio di maquillage politico.
Il 14 settembre, il giorno del voto in aula della legge, sembrava che tutto dovesse procedere nel migliore dei modi anche perché, prima dell’inizio della seduta, era stata convocata una riunione con una delegazione dei rappresentanti del mondo venatorio nel corso della quale anche gli esponenti della maggioranza avevano dato la loro piena e completa rassicurazione riguardo una rapida approvazione della legge. Malgrado ciò, nel momento in cui si sarebbe dovuto discutere il provvedimento, è stato chiesto da parte della maggioranza il voto segreto su una questione pregiudiziale presentata dall’Italia Dei Valori in cui si richiedeva la non trattazione del progetto di legge sulla caccia in deroga. Con grande stupore la maggioranza (Lega + PDL), approfittando del segreto dell’urna, ha approvato la Pregiudiziale con 39 voti a favore, 24 contrari, 1 astenuto e 10 non votanti, affossando così definitivamente il Progetto di Legge.
Dopo questo deplorevole comportamento, il 17 settembre, due esponenti del PDL hanno presentato un nuovo Progetto di Legge che nella sostanza e nella forma è identico ai due precedenti. Una mossa che però dovrà fare i conti col regolamento regionale che vieta, per sei mesi, di presentare provvedimenti identici ad uno che è stato respinto dall’aula.
La ricostruzione di questo episodio impone una riflessione circa l’operato dell’attuale maggioranza che guida la regione, la quale sta dimostrando di aver sposato un atteggiamento all’insegna della demagogia, a discapito di una politica concreta, costruita su fatti e promesse poi mantenute.
Ciò che emerge è come siano venuti a mancare ancora una volta i presupposti sui quali era stato costruito un patto di fiducia tra la coalizione Lega-Pdl e i cittadini elettori, che con il proprio voto l’hanno sostenuta.

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